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Perché è importante somministrare la terza dose del vaccino anti Covid-19?
02 Nov 2021 12:59

Il primo studio su larga scala sul mondo reale, condotto in Israele, sull’efficacia delle dosi di richiamo del vaccino contro il COVID-19 ha rivelato che sono protettivi fino al 93% anche contro la variante Delta.

Israele ha convinto Pfizer a vendergli le dosi di vaccino di cui aveva bisogno molto prima di altri Paesi, rimarcando così il suo status di perfetto banco di prova.

Ciò ha permesso di controllare un focolaio invernale, portando temporaneamente le infezioni a livelli trascurabili. Tuttavia, nel luglio scorso la variante Delta ha cominciato a diffondersi ampiamente e le infezioni hanno stabilito record nazionali, sebbene i tassi di mortalità siano stati meno della metà della precedente ondata.

Israele ha provato di nuovo lo stesso approccio, avviando la somministrazione delle dosi di richiamo per i già completamente vaccinati il ​​13 luglio, molto prima di qualunque altro Paese e raccogliendo dati significativi.

La rivista The Lancet ha pubblicato un’analisi. Lo studio si basa sul periodo dal 30 luglio al 23 settembre di quest’anno, in coincidenza con la maggior parte della quarta ondata in Israele, che ha raggiunto il picco all’inizio di settembre con circa 10mila casi e 30 decessi al giorno. Quasi tutti i contagi provenivano dalla variante Delta.

Foto di Arek Socha da Pixabay

Gli autori hanno confrontato 728.321 persone che hanno ricevuto una terza dose del vaccino di Pfizer con un numero identico di persone che hanno avuto la loro seconda iniezione di Pfizer almeno cinque mesi prima, ma non hanno ancora ricevuto un richiamo. Il secondo gruppo è stato scelto con cura per corrispondere il più possibile al primo, in base a caratteristiche quali età, sesso, posizione geografica, stato di salute, ecc.

Ebbene, la scoperta più rivelante è stata che più di una settimana dopo aver ricevuto la dose di richiamo, il rischio di una persona di ricovero in ospedale per COVID-19 era del 93% inferiore rispetto a qualcuno con caratteristiche simili ma con due dosi somministrate.

Inoltre, la protezione contro la morte, all’81%, a prima vista sembra deludente. Tuttavia, con solo 7 decessi tra chi ha ricevuto la dose di potenzialmento, i margini di errore sono più elevati rispetto al numero dei ricoveri.

Lo studio riporta che l’efficacia del booster è stata coerente in tutti i dati demografici, compresi quelli di età superiore e inferiore a 70 anni.

“Questi risultati mostrano in modo convincente che la terza dose del vaccino è altamente efficace contro gli esiti gravi correlati al COVID-19 in diversi gruppi di età e sottogruppi di popolazione, una settimana dopo la terza dose”, ha affermato l’autore senior, il professor Ran Balicer del Clalit Research Institute, in un comunicato stampa.

La grande domanda a cui lo studio non può rispondere, però, è se la protezione tramite la terza dose sia più duratura rispetto alle due dosi originali, che si sa diminuisce dopo sei mesi.

Il documento riconosce – ma non affronta il problema – che, mentre le nazioni ricche forniscono incentivi alla propria gente, la diffusione incontrollata di COVID-19 altrove aumenta le prospettive per l’emergere di varianti ancora peggiori. D’altra parte, dimostra anche che, se distribuiti ampiamente e abbastanza rapidamente, i vaccini possono tenere sotto controllo morti e ricoveri per via della variante Delta.

La pubblicazione, infine, coincide con l’evidenza che i vaccini a mRNA sono cinque volte più protettivi della precedente infezione da COVID-19.


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